Nell'area frentana ormai da oltre un secolo opera "i Di Corinto", maestri dell'arte muraria di classe per interventi di ricostruzione e manutenzione. Li dove alla facciata di un fabbricato era necessario il rifacimento di un cornicione in pietra o argilla, di una lesena o ornamento di mattone, era d'obbligo l'intervento di maestro Arturo Di Corinto, insuperabile nel rifare i decori in laterizio con l'uso del “male e peggio”, martellina specifica per lavori d'arte. Seguirono per un certo periodo i figli Antonio e Luciano, il primo maestro in lavori di piastrellatura e rifinitore di pareti, il secondo, Luciano, intraprendente, curioso oltre l'arte muraria, si interessò di scavi archeologici in zona frentana. Dagli scavi l'approdo al mosaico, tradizionale e di epoche antiche, alla pavimentazione musiva nei restauri e interventi in centro storico come valore aggiunto; arte musiva moderna in ambientazioni cittadine di neo decoro. Con il crescere dei figli, pur diplomandoli geometri, non ha fatto morire la tradizione di famiglia. La quarta generazione entra, titolata, nella continuazione del nonno maestro Arturo come muratori-geometri. All'un tempo si inseriscono nell'attività paterna assumendone direttamente la conduzione. Si trasferisce l'arte musiva su vecchi specchi, vecchi boccioni, creando un'arte decò d'ingegno, fantasia, cromatismo che nei lumi d'angolo assumono fantasie, giochi di colore nelle accensioni notturne e al buio. Nella vita è certo che nulla si crea e nulla si distrugge. Il principio è la massima di vita de “i Di Corinto”.Dal vecchio, sia ferro, vetro o legno, nasce il nuovo. Opere che superano l'artigianato artistico per assurgere ad opere d'arte. Legni dell'antico medioevo o del '600, '700, '800 che altri userebbero per il fuoco diventano sculture. Le forme, la scultura che sarà , sono già nel legno , pazientemente tirate fuori dallo scalpello dell'esecutore seguendo le venature, esaltandone le deformazioni. Legni di noce, di sorbolo, di acacia trattata si innalzano come staue antiche, su piedistalli di pietra, come resuscitate da antica magia che le aveva relegate a supporti di tetti antichi e di antiche porte. Legni nati non dall'albero quanto, piuttosto, dallo scalpello de “i Di Corinto” a maggiore dignità. La sera la folla di nipoti presenti nel laboratorio lascia presagire la continuità della quinta generazione. I semi dell'amore per il bello sono già stati gettati, seminati nel campo del DNA. L'Abruzzo è madre di tante famiglie di nonni, figli, nipoti artisti. Nel loro campo di un artigianato non solo artistico ma arte pura “i Di Corinto” hanno fatto ingresso con pieno titolo e merito come in una saga: la saga de “i Di Corinto”.